Il Presidente della Repubblica in Italia

Giorgio Napolitano, nato a Napoli il 29 giugno 1925, è l'undicesimo Presidente della Repubblica Italiana (eletto il 10 maggio 2006).
In precedenza era stato Presidente della Camera dei deputati nella XI Legislatura (sostituendo nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro che era salito al Quirinale) e Ministro dell'Interno nel Governo Prodi, nonché deputato dal 1953 al 1996 e senatore a vita dal 2005.
La giovinezza e la militanza nel PCI
Nel 1942 Napolitano si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all'Università di Napoli. Durante gli anni dell'università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista: collabora infatti con il settimanale IX maggio tenendo una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che seppur militando ufficialmente nel fascismo guardava alle prospettive dell'antifascismo. Napolitano dirà più avanti: "[il GUF] era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato".
Il giovane Napolitano, appassionato di teatro (un interesse coltivato tra i banchi del liceo Umberto di Napoli, con amici come Francesco Rosi, Giuseppe Patroni Griffi, Antonio Ghirelli), debuttò anche come attore in un paio di piccole parti nella compagnia del GUF al Teatro degli Illusi presso Palazzo Nobili anche se con scarsi risultati.
Durante l'occupazione tedesca, con il gruppo formatosi all'interno del GUF prese parte alle azioni della Resistenza in Campania.[1] In particolare, tra queste, l'azione con cui si impadronirono della redazione del IX maggio, pubblicando brani di Karl Marx mascherati come pezzi firmati di volta in volta dai diversi componenti del gruppo.
Nel 1945 Napolitano aderì al Partito Comunista Italiano, di cui fu segretario federale a Napoli e Caserta.
Due anni dopo, nel 1947, si laureava in Giurisprudenza con una tesi di economia politica dal titolo: "Il mancato sviluppo industriale del Mezzogiorno dopo l'unità e la legge speciale per Napoli del 1904".
Eletto deputato nel 1953 (e successivamente sempre rieletto, nella circoscrizione di Napoli, fino al 1996), divenne responsabile della commissione meridionale del Comitato Centrale del PCI, di cui era diventato membro a partire dall'VIII congresso (1956).
In quell'anno, tra l'ottobre e il novembre, si consumò da parte dell'URSS la repressione dei moti ungheresi, che la dirigenza del PCI condannò come controrivoluzionari (L'Unità arrivò persino a definire gli operai insorti "teppisti" e "spregevoli provocatori"). Napolitano, nella sua autobiografia politica "Dal PCI al socialismo europeo", parla del suo "grave tormento autocritico" riguardo a quella posizione, nata dalla concezione del ruolo del Partito comunista come "inseparabile dalle sorti del campo socialista guidato dall'URSS", contrapposto al fronte "imperialista".
In effetti, in quel periodo, non tutti nel comunismo europeo condivisero quella scelta, tanto che la CGIL (come in Francia un gruppo di intellettuali) consumò uno strappo notevole, affermando che quella d'Ungheria era da considerare una legittima rivoluzione, e che nel comunismo si dovevano aprire le prospettive di una apertura democratica. Questa contraddizione interna diventava ancora più evidente dal momento che l'VIII Congresso del PCI si era svolto all'insegna della "via italiana al socialismo" come via democratica e nazionale, con il principale apporto di Giorgio Amendola, di cui Napolitano si considerò sempre un allievo.
Gli incarichi nel partito
Napolitano alla Festa dell'Unità 1975, a MilanoTra il 1960 e il 1962 fu responsabile della sezione lavoro di massa, successivamente, dal 1963 al 1966, segretario della federazione comunista di Napoli.
Nel confronto interno che seguì la morte di Togliatti nel 1964, Napolitano fu uno degli esponenti moderati di maggior peso, parte della corrente del partito più attenta al Psi (che, rompendo il fronte popolare, entrò al governo con la Dc) in contrapposizione a quella più legata al clima di ribellione che precedette il 1968.
Dopo essere entrato, a partire dal X Congresso, nella direzione nazionale del partito, dal 1966 al 1969 divennne coordinatore dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio politico del PCI. Nel 1966 rivestì l'incarico non ufficiale di vicesegretario di fatto del partito con Luigi Longo, finchè due anni più tardi l'incarico fu affidato a Enrico Berlinguer.
Tra il 1969 e il 1975, si occupò principalmente dei problemi della vita culturale del Paese, come responsabile della politica culturale del PCI. Il suo libro "Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (Laterza 1975) ebbe un grande successo, con traduzioni in oltre 10 paesi.
Negli anni '70 gestì i finanziamenti da Mosca al Pci (scrisse poi "L'oro di Mosca", tradotto in russo e presentato da Mikhail Gorbacëv).
Nel periodo della solidarietà nazionale (1976-79) fu portavoce del PCI nei rapporti con il governo Andreotti, sui temi dell'economia e del sindacato. Negli anni '70 svolse una grande attività all'estero, tenendo conferenze negli istituti di politica internazionale in Gran Bretagna, in Germania e (cosa all'epoca inusuale per un politico italiano) nelle Università degli Stati Uniti (Harvard, Princeton, Yale, Chicago, Berkeley, SAIS e CSIS di Washington).
La sua ferma critica all'Unione Sovietica era ormai accettata dalla maggioranza del partito. In questo periodo, contribuì al confronto con la socialdemocrazia europea, in special modo con l'Ostpolitik di Willy Brandt, e guida un viaggio semiufficiale negli Stati Uniti, dove fino a quel momento i partiti comunisti europei non avevano avuto cittadinanza politica. Con Amendola prosegì nella battaglia per far crescere l'europeismo del Pci fino a candidare al parlamento europeo Altiero Spinelli.
Dal 1976 al 1979 fu responsabile della politica economica del partito, mentre dal 1986 ne diresse la commissione per la politica estera e le relazioni internazionali.
In quegli anni all'interno del PCI prevaleva, in politica estera, la linea di Napolitano di "piena e leale" solidarietà agli USA e alla NATO.
Dal 1981 al 1986 (durante l'VIII e la IX legislatura) fu presidente del gruppo dei deputati del PCI alla Camera dei Deputati, mentre dal 1989 al 1992 fu anche parlamentare europeo.
Alla morte di Enrico Berlinguer, Napolitano si trovò ad essere tra i possibili successori alla segreteria del partito; gli venne tuttavia preferito Alessandro Natta.
La transizione verso la socialdemocrazia europea
Napolitano con Enrico Berlinguer fu uno degli esponenti storici della corrente moderata e socialdemocratica del PCI, nel solco della tradizione segnata da Giorgio Amendola; negli anni di maggior scontro interno tale corrente fu detta dagli avversari "migliorista", nome coniato anche con una certa accezione dispregiativa facendo riferimento ad un'azione politica che intendesse migliorare le condizioni di vita della classe lavoratrice senza però rivoluzionare strutturalmente il capitalismo.
Nel 1985 affermò che il riformismo europeo era "il punto di approdo del PCI".
Nel luglio del 1989 fu Ministro degli Esteri nel governo-ombra del PCI, da cui si dimise all'indomani del congresso di Rimini, in cui si dichiarò favorevole alla trasformazione in Partito Democratico della Sinistra. In un'intervista rilasciata il 6 marzo del 92 ribadì: "Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo".
Nel 1991, in piena guerra del Golfo, fece uno storico viaggio in Israele, riportando le posizioni del partito comunista verso una maggiore attenzione alle istanze della comunità ebraica.
Da Montecitorio al Quirinale
Nel 1992 venne eletto Presidente della Camera dei Deputati sostituendo Oscar Luigi Scalfaro che era stato eletto Presidente della Repubblica Italiana. Successivamente, Romano Prodi lo sceglierà come Ministro dell'Interno del suo governo nel 1996. Fu il primo ex-comunista ad occupare la carica di Ministro dell'Interno. In questa veste propone quella che diverrà nel luglio 1998 la Legge Turco-Napolitano, che istituisce i Centri di permanenza temporanea (CPT) per gli immigrati clandestini.
Mentre ricopriva tale incarico, fu molto criticato per non aver attuato una tempestiva e adeguata sorveglianza su Licio Gelli, che fuggì all'estero il 28 aprile 1998, il giorno stesso della divulgazione della sentenza definitiva di condanna nei suoi confronti da parte della Cassazione. La fuga di Gelli era prevedibile, giacchè era gia stato gia condannato per depistaggio di strage e ed era evaso dal carcere già nel 1983. Per questi fatti il direttore di MicroMega Paolo Flores D'Arcais ne chiese le dimissioni.[2]
Dopo la caduta dell'esecutivo guidato da Prodi, fu nuovamente europarlamentare dal 1999 al 2004 tra le fila dei Democratici di Sinistra, e ricoprì in quella sede la carica di Presidente della Commissione Affari Costituzionali (AFCO), una delle più influenti del Parlamento Europeo.
Il 23 settembre 2005 è stato nominato, contemporaneamente a Sergio Pininfarina, senatore a vita dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Il 10 maggio 2006 è stato eletto undicesimo Presidente della Repubblica Italiana alla quarta votazione con 543 voti su 990 votanti dei 1009 aventi diritto.
È la prima volta che un ex iscritto al Partito Comunista Italiano è eletto al Quirinale. Giorgio Napolitano è il terzo presidente ad essere stato eletto dopo la quarta chiama (lo stesso numero di scrutini era stato necessario per l'elezione di Einaudi e Gronchi), il quinto ex Presidente della Camera dei deputati eletto Capo dello Stato (lo stesso era successo per Gronchi, Leone, Pertini e Scalfaro), il secondo senatore a vita ad essere eletto successivamente Presidente della Repubblica Italiana (prima di lui Leone).
Attività pubblicistica
"Intervista sul PCI" con Eric Hobsbawm (1975).
"In mezzo al guado" (1979), riferito al periodo della "solidarietà nazionale".
"Oltre i vecchi confini" (1988) relativo agli anni del disgelo tra Est e Ovest.
"Al di là del guado: la scelta riformista" (1990), una raccolta di discorsi politici.
"Europa e America dopo l'89" (1992), una raccolta di conferenze tenute negli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino.
"Dove va la Repubblica - Una transizione incompiuta" (1994), un diario dedicato agli anni di Presidenza della Camera dei Deputati.
"Europa politica" (2002), relativo all'attività al parlamento europeo.
"Dal PCI al socialismo europeo: un'autobiografia politica" (2005).
